domenica 15 aprile 2012

Il Pancreas

Tommy e Jenny (fratello e sorella)sono troppo piccoli per bere caffè ma trovano comunque il tempo di parlarsi quando la sera prima di addormentarsi si ritrovano nel letto a castello della loro cameretta, lontano dal mondo complicato dei "grandi"...

- Jenny, ma lo sapevi che il pancreas non è altro che una ghiandola ?

- Una ghi - ghiadola …vuoi dire quelle cosette che stanno sugli alberi e poi cadono e che mamma dice di non mettersi in bocca ?

- Ma no scema quelle sono le ghiande, no no non c’entra niente lascia perdere, io intendevo le ghiandole … sono una specie di roba che i dottori chiamano così che serve a non so cosa però non è come il cervello, lo stomaco, i polmoni… niente di tutto questo, perché questi sono organi e il pancreas non lo è, però io dico, sono tutti pezzi di carne che stanno dentro una scatola e se ne tolgo uno solo magari non succede niente, magari se tolgo proprio il pancreas non mi succede proprio niente niente perché tanto non è neanche un organo, voglio dire, bo …però non è sicuramente come togliere il cuore o il cervello.

- Ma allora perché ce l’hanno messo ?

- Ma chennesò magari è di ornamento, magari per la simmetria…si si deve essere per quello, il capo assoluto dell’universo ha visto che senza quel pezzetto di nonsocosa il corpo era brutto e ce l’ha messo, così, ma solo per un motivo estetico…

- Ma perché vuoi togliere sto pancreess che male ti ha fatto ?

- No no dico solo per ipotesi, non che lo voglia fare, ma magari se un giorno fo

ssi costretto, che so vengo rapito dai pirati e metti che per rilasciarmi vogliano qualcosa in cambio, e qualcosa vogliono di certo.. io almeno so che con il pancreas vado sicuro, vedi non è neanche un organo.

- Io me lo tengo, nel dubbio, e poi se vai a dare pancraass in giro secondo me mamma si arrabbia e ti mette in punizione e poi col cavolo che ti manda in campeggio con quei tuoi amici strambi…

- Non sono strambi, sono intelligentissimi, mica come te, scema …ecco sei una scema…

- Non devi chiamarmi in quel modo te lo dice sempre anche la mamma non voglio non voglio non voglio… se mi richiami un’altra volta in quel modo mi metto a piangere e poi mamma…

- Zitta zitta Jenny sta zitta …hai sentito ?

- Ma che ?

- Il rumore della pancia… senti senti… questo è lo stomaco, senti come lavora questo si che è importante per noi, non come il pancreas no no non c’è proprio niente da fare del mio stomaco sarò sempre orgoglioso, ma del pancreas a chi vuoi che gliene importi qualcosa del pancreas??

- Non lo so Tommy secondo me sei tutto matto, e sta storia del pantcras ma dove l’ hai sentita ? ma perché ? quando ?

- L’altro ieri a scuola… ho parlato con della gente, con dei tipi della quarta, quelli si che ci capiscono…dicevano de sto pancreas che uno di loro si doveva operare e che sarebbe rimasto tutta la vita senza quell’affare e che forse avrebbe sofferto e che però si vive lo stesso…

- Il dolore è tanto ? ma come ? tipo quando mi ero sbucciata il ginocchio al saggio di danza o come…

- E chennesò …Io so solo che quelli più grandi, ma non quelli della quarta quelli ancora più grandi …proprio i grandi dicono che pancreas o non pancreas quando cresci ti fai male, anche se stai attenta prima o poi ti fai male…

- Ma se io porto le ginocchiere a tutti i saggi di danza non mi farò più male Tommy ne son sicura ! No? No? Non pensi…

- Ma non è così semplice…e se poi cadi sui gomiti, allora ti fai male…anche con tutte le ginocchiere del mondo

- E poi se metto le protezioni sui gomiti potrei farmi male alla testa o al petto …al petto ! Caspiterina Tommy misà che lì fa tanto male… ma allora lo sai che faccio mi metto le protezioni su tutto il corpo ma proprio dappertutto e poi son sicura che non mi farò più male…

- Ma bo…mica è così semplice Jenny, almeno così dicono i grandi…loro dicono che ti puoi far male anche con tutte le corazze di Lancillotto, di Godzilla e delle tartarughe ninja messe insieme…

- E poi adesso che ci penso è anche scomoda… e mamma mi farà mettere quel vestitino stretto stretto rosa per il saggio ah quanto non mi garba non mi garba per niente quel vestitino rosa…

- Ma non è questo il punto Jenny, concentrati per dio…

- Jimmy non bestemmiare lo dico a mamma…

- Quello che voglio dire è che ti puoi far male in tanti altri modi che non fanno male al corpo proprio, ma che fanno male perché stai male e basta…

- Vuoi dire come quando mamma non mi voleva comprare il gioco degli acrobati al mercato l’altro sabato ?… perché io stavo bene col corpo ma poi stavo male che mi veniva da piangere…

- Si si esatto… una cosa del genere…però Jenny …vedi…quel gioco poi mamma te l’ha comprato due giorni dopo… e poi stavi bene… è come un graffio che ti fa male li per li poi lo disinfetti e poi stai com…

-Nooo io non disinfetto più niente …brucia brucia troppo Tommy…

- Ma insomma mi fai finire o no ?!!

- Scusa scusa Tommy non ti arrabbiare…

- Il fatto è questo… che se tipo tu hai una persona che gli vuoi bene, ma tanto tanto bene e poi lui… lui… insomma da un giorno all’altro non state più insieme stai male…

- Ma perché non state più insieme

- Ma che ne so sciocchina dico se se… e poi magari è dovuto partire, magari è andato indietro nel tempo…

- Non esiste la macchina del tempo, sei un bugiardo Tommy, non mi dire le bugie, lo so che non esiste, come le tartarughe giganti che fanno a botte…

- Va bene va bene allora mettiamo che questo tipo che magari è un amico e lui… lui … lui comincia a fare tutto il contrario di quello che ti aspetti da lui… per dire, sei sicura magari che la sua bevanda preferita è la coca cola e di punto in bianco comincia a bere chinotto…

- bleah, che schifo !

- oppure sai che ama i gatti però una mattina all’improvviso decide di tirargli con la fionda solo per passatempo… e però continui a essere sicuro che il mondo come lui lo vede è come lo vedi tu, anche se così diverso da come lo vedono tanti altri … e poi… non è più così… beh Jenny allora dicono tutti che stai male. Stai male e ti viene da piangere…provi dolore anche se col corpo stai bene, ma sopravvivi. Sopravvivi perché il cuore è al suo posto c’è il tic tac, su quello non ti sbagli, il cervello pure… c’è il cervello più che mai perché pensi, pensi tanto e i polmoni bene o male …va be con quelli respiri l’aria …ma io credo che in quel momento è come se ti avessero tolto il pancreas perché poi sopravvivi, poi, poi, torni anche a sorridere, poi, poi, poi ti passa anche il bruciore nell’addome e il rincoglionimento da anestesia e torni a vivere la tua vita, una vita senza pancreas che non sapevi a che serviva prima e non lo sai di sicuro neanche adesso, sta cosa orribile a pronunciarsi che non è manco un organo …però non ce l’hai più e non ce lo avrai più, mai più neanche tra mille anni…

mercoledì 11 agosto 2010

...just like how the kite flies freely


30 Luglio 2010, Il cielo di Gaza 'coperto' da 6200 aquiloni.
Nel seguito si riportano alcune dichiareazioni dei partecipanti alla manifestazione:

Zaher Hanyah (Canaan Institute for New Pedagogy): Questi aquiloni sono stati realizzati dagli stessi bambini di Gaza che hanno, anche scritto un loro personale messaggio su di essi e dei disegni con la rappresentazione dei propri diritti, il diritto di giocare come tutti gli altri bambini del mondo. Questi bambini hanno battuto il record mondiale per il numero di aquiloni contemporaneamnete in volo. Il record battuto apparteneva alla Germania con 710 aquiloni (2008).

Un bambino: Siamo qui per far volare il nostro aquilone insieme agli altri bambini per divertirci assieme.

Una bambina: Perchè vogliamo essere liberi proprio come un aquilone che vola libero nell'aria.


"[...]
Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
risale, prende il vento; ecco pian piano
tra un lungo dei fanciulli urlo s'inalza.
S'inalza; e ruba il filo dalla mano,
come un fiore che fugga su lo stelo
esile, e vada a rifiorir lontano.
S'inalza; e i piedi trepidi e l'anelo
petto del bimbo e l'avida pupilla
e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

Più su, più su: già come un punto brilla
lassù, lassù... Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto... - Chi strilla?

Sono le voci della camerata mia:
le conosco tutte all'improvviso,
una dolce, una acuta, una velata...
A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! E te, sì, che abbandoni
su l'omero il pallor muto del viso.

Sì: dissi sopra te l'orazioni,
e piansi: eppur, felice te che al vento
non vedesti cader che gli aquiloni!

Tu eri tutto bianco, io mi rammento:
solo avevi del rosso nei ginocchi,
per quel nostro pregar sul pavimento.

Oh! te felice che chiudesti gli occhi
persuaso, stringendoti sul cuore
il più caro dei tuoi cari balocchi!

Oh! dolcemente, so ben io, si muore
la sua stringendo fanciullezza al petto,
come i candidi suoi pètali un fiore
ancora in boccia! O morto giovinetto,
anch'io presto verrò sotto le zolle
là dove dormi placido e soletto...

Meglio venirci ansante, roseo, molle
di sudor, come dopo una gioconda
corsa di gara per salire un colle!

Meglio venirci con la testa bionda,
che poi che fredda giacque sul guanciale,
ti pettinò co' bei capelli a onda tua madre...

adagio, per non farti male."

da "L'aquilone" di Giovanni Pascoli

sabato 12 giugno 2010

Il business perfetto

Traduzione di un articolo di Amira Hass dal quotidiano israeliano 'Haaretz' del giorno 11.5.2009.

"Israele sa che la pace non paga".

I Ministri israeliani negli anni '90 capirono che la pace con i palestinesi poteva seriamente danneggiare gli interessi nazionali.
I governi israeliani, dal 1993 in poi, sicuramente erano al corrente di ciò che stavano facendo, non avendo molta fretta di fare la pace con i Palestinesi.
Come rappresentanti della società israeliana, questi governi capirono subito che la pace avrebbe seriamente danneggiato gli interessi del paese.
Danno economico:
Le imprese impegnate nel business della difesa e della sicurezza sono un importante settore economico nelle esportazioni, armi, munizioni e tecniche di addestramento, sono testati quotidianamente nella striscia di Gaza e in Cisgiordania. I trattati di Oslo (che non erano stati mai considerati realmente per essere portati a termine) permisero a Israele di scrollarsi di dosso lo status di forza occupante(e come tale obbligata all’assistenza sociale nei confronti delle persone che abitavano in quei territori) e di trattare i territori palestinesi come entità indipendenti. Altrimenti Israele non avrebbe mai potuto testare armi e munizioni sui Palestinesi dopo il 1967. Inoltre, proteggere gli insediamenti richiede costante sviluppo di strumenti per la sicurezza, la sorveglianza e la deterrenza come recinzioni, posti di blocco, sensori, video-camere e robot. Queste misure sono la “massima espressione” di sicurezza nei paesi più sviluppati e sono al servizio di banche, imprese e dei quartieri lussuosi che molto spesso sorgono nei pressi di baraccopoli e sobborghi popolari dove le ribellioni vanno soppresse.
La collettività israeliana inoltre è portata a credere dell’esigenza di un forte apparato per la sicurezza per lo stato di costante attrito della maggior parte dei cittadini israeliani, con una popolazione definita dal potere come ostile. La possibilità per Israele di essere impegnata militarmente in un blando stato di allerta e di combattimento “a basso regime” e contemporaneamente coinvolta in importanti azioni di rappresaglia e guerra necessita la formazione di una grande varietà di figure professionali: dai “rambo” della situazione, ai geni del computer, dai picchiatori agli inventori. In tempo di pace la loro possibilità di incontro sarebbe notevolmente ridotta.
(da continuare...)

domenica 6 giugno 2010

Una 'piccola storia ignobile'

Domenica 6 Giugno 2010
Nei giornali si leggono storie di guerra e di morte come siamo abituati da sempre. Storie di navi e abbordaggi. E vorremmo che fossero storie di pirati come tante, come i cartoni animati di quando eravamo bambini. Così non è,perché i pirati in questione non portano bende, cicatrici e coltelli ma elmetti e fucili, non sventolano bandiere con il ben noto teschio ma ostentano con orgoglio le loro stelle blu.Si parla dell'esercito israeliano che il lunedì scorso ha compiuto l'ennesimo massacro di civili, contro attivisti dell'ONG, contro una nave di aiuti umanitari, su acque internazionale, portando a termine un'azione militare goffa, scomposta, stupida e sopratutto illegale. Mille e più congetture possono essere fatte su una vicenda come questa, che, se svincolata dal contesto a cui appartiene, rischia di assumere le sfumature della cronaca nera. Difatti così è successo, hanno congetturato alcuni intellettuali, molti giornalisti e praticamente tutti i politici. Ci hanno raccontato una storia di pirati, un giallo in alto mare, un thriller alla Steven Segal con tanti filmati e foto che mostravano tutto e il contrario di tutto: da una parte le "anime belle" delle "sinistre" europee che ripetevano scandalizzati e ossessivamente la parola "pacifisti" come unica argomentazione, dall'altra i filo-israeliani d’Europa e i vari Ferrara e Feltri impegnati a ricercare l'albero genealogico dell'equipaggio della flotta per smascherare uno ad uno i "facinorosi e provocatori integralisti".

Come al solito non si è parlato di persone.

Nel seguito si riporta una storia, una 'piccola storia ignobile', molto più noiosa di quelle che potreste leggere nella sesta pagina della sezione esteri di repubblica, più noiosa perché non parla di pirati e arrembaggi, di gente accoltellata e sparatorie in alto mare.

E' la storia di una famiglia di contadini ai quali un giorno bussarono alla porta un gruppetto di ragazzotti in mimetica, con fare e modi da teppisti. Per venire a conoscenza, di li a poco, che da quel momento in poi la terra in cui erano nati e cresciuti, non gli apparteneva più ma apparteneva a un’istituzione, che in quella zona possedeva il monopolio della violenza.

E’ la storia di un bambino che in braccio al padre vede la propria casa e i campi di patate, che fino al giorno prima erano il loro unico mezzo di sostentamento, che ardono in lontananza.

E’ la storia di tante donne e tanti uomini che per recarsi al lavoro la mattina, per andare a trovare la mamma malata o anche solo per muoversi sono costretti a passare attraverso un check-point militare.

E’ la storia di bambini che giocano nel parco vicino casa e che in pochi giorni vedono innalzarsi un muro attorno a loro, lungo centinaia di chilometri, alto fino a 10 metri, intervallato da sistemi di recinti elettrificati, filo spinato, trincee, stradine di pattuglia, videocamere e sensori.

E’ la storia dei palestinesi di Gaza che in una prigione a cielo aperto aspettano navi cariche di lampadine, vestiti, lenzuoli, frutta, carne in scatola, carta, stoffa, acqua minerale, biscotti, omogeneizzati, stufe, giornali, e di cemento e acciaio per la ricostruzione di case distrutte da Israele poco più di un anno fa,… navi che, ad oggi, per ‘motivi di sicurezza’ sono bloccate illegalmente da quella che è considerata, dalla totalità dei governi occidentali e dalla quasi totalità dei media occidentali “l’unica democrazia in medio-oriente”.

Leonardo

domenica 18 aprile 2010

Testimonianze di Liberazione

Il 25 aprile è ormai alle porte, così come i lunghi dibattiti che ne seguiranno. Ancora una volta il mondo della politica si dividerà in considerazioni folcloristiche sui motivi della festa. Verrano posti in rassegna le principali questioni ad essa legate:

-le ragioni dei partigiani ma anche quelle dei fascisti
-l'antifascismo di oggi e l'antifascismo di ieri
-la costituzione italiana
-la rivalutazione storica dei repubblichini
-eccetera eccetera eccetera

No. Per quanto mi riguarda il 25 aprile non comprerò giornali, non vedrò TG o altri programmi di approfondimento politico, quest'anno mi sono scelto una fonte di informazione alternativa: mia nonna.

Mia nonna nasce nel 1926, 4 anni dopo la marcia su Roma e 4 anni dopo l'inizio del più noto ventennio della storia italiana. Le chiedo se era fascista, se era partigiana, se conosceva le ragioni dell'una e dell'altra parte. Ma lei i giornali non li leggeva, di radio ne ascoltava poca e la TV era cosa per pochi. No, lei non ne sapeva molto di fascisti e partigiani, o forse ne sapeva ma non ricorda o forse si, molto più probabilmente ricorda ma preferisce non parlarne, perchè stanca, perchè annoiata dalle solite parole che si dicono alla televisione, preferisce ricordare e parlare con gusto della scuola, del tempo libero, delle amiche di un tempo in mantellina nera che si riunivano il sabato per fare ginnastica. Gli piace raccontare della sua prima vacanza al mare, quando "
vendetti un paio di calze per 5 lire per comprare la tessera del fascio", ma anche questo discorso resta sempre più indietro di quanto non vorrei, perchè in fin dei conti il mare è azzurro, ed è ancora più azzurro la prima volta che lo vedi, e alla fine poco importa se il passaporto per quel paradiso è più nero del buio e della notte. Perché il mare sempre azzurro resta. Perché nonostante quel nero e quel buio vedo un barlume di luce nei suoi occhi. Perché in fin dei conti l'Italia fascista era l'Italia della sua giovinezza così lontana, era l'Italia del suo primo amore così lontano eppure così fresco nella memoria. Perchè al di la del colore di tessere e passaporti si ama una volta sola nella vita e lo si fa sempre tanti anni fà...
Allora a me mi viene da citare Vecchioni quando dice che "invece di continuare a tormentarsi con questo mondo assurdo basterebbe toccare il corpo di una donna, rispondere a uno sguardo".

Si, devo ammettere, sono rimasto un pò deluso da questa piccola intervista, e mi riferisco a tutto il contesto storico che mia nonna non ha neppure accennato, ma insomma partigiani e fascisti chi erano per te ? Non c'è niente da fare nel suo racconto Mussolini et al. sembrano personaggi di fantasia che non diventano mai protagonisti del racconto. Allora la finisco di fare domande perchè capisco che quello che vorrei sentirmi dire non uscirà mai dalla sua bocca. Del giorno della liberazione non so molto più di prima, in realtà, so solo che il prossimo 25 aprile cade di domenica e io le domeniche sto con mia nonna e se farà caldo mangeremo fuori, apparecchieremo con tovaglioli rossi e canteremo "bella ciao" e son convinto che accennerà anche lei qualche parola in una bozza di sorriso.

leonardo

mercoledì 3 febbraio 2010

Vivo, morto o X


ESPRESSO


Anna se n'è andata (o meglio l'hanno fatta andare) in un ormai lontano giorno di 3 anni fa: la sua presenza imbarazzava gli ex agenti/dirigenti del KGB in seno al nuovo stato russo, con tutte quelle domande sulla Cecenia.
Fa piacere vedere che a distanza di tempo la sua assenza continui a infastidire ancora chi si era crucciato invece della sua presenza.
Viene da pensare anche a tanti giornalisti nostrani che non riescono a infastidire nemmeno da vivi, figuriamoci a miglior vita. Ma questi sono discorsi da disfattisti.

mercoledì 27 gennaio 2010

Quel ragazzo in tuta rossa che aprì i cancelli dell'inferno

Il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche dell'armata rossa giunsero nel campo di concentramento di Auschwitz, liberando i pochi superstiti. Oggi 27 gennaio 2010 ricordiamo questo giorno importantissimo e questo tragico frammento di storia moderna.
Ad Auschwitz persero la vita (secondo le ultime stime) circa 1,1 milioni di ebrei, e circa 20000 zingari (anche se in questo caso le cifre sono molto poco attendibile in quanto i rom non facendo parte di uno stato hanno una storiografia molto più confusa e frammentata).
Le cifre, comunque, passano in secondo piano. Quello che oggi va ricordata è l'orrore nazista e la sua violenza nei confronti di gruppi etnici e nazionali. Non ha così importanza se persero la vita 10 milioni, cento o 10 persone, quanto l'intento di portare a termine una pulizia etnica di un determinato territorio. Si tratta di un importante occasione, ricordando solo alcune delle vittime nella storia del pregiudizio e dell'odio raziale tuttaltro che estinto nella nostra società, per aprire una riflessione a riguardo. Le cose da dire sull'argomento sarebbero moltissime ma per motivi di tempo, per il momento, mi devo fermare qui.

Buona giornata della memoria a tutti.